Quelli che “Io ho una storia…”

Laura Boldrini, presidente della Camera, ha giustamente buona considerazione di sé. Ottima, anzi. Esagerata, a volte. La presidente Boldrini, da quando siede sullo scranno più alto di Montecitorio non solo ha mutato pettinatura, così da passare dalla chioma sciolta al prestigioso chignon (della Iotti evocativo: almeno, forse, si spera), ma ha preso pure un’espressione perennemente corrucciata, labbra perennemente serrate, sguardo perennemente pensoso.
6 AGO 20
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Laura Boldrini, presidente della Camera, ha giustamente buona considerazione di sé. Ottima, anzi. Esagerata, a volte. La presidente Boldrini, da quando siede sullo scranno più alto di Montecitorio non solo ha mutato pettinatura, così da passare dalla chioma sciolta al prestigioso chignon (della Iotti evocativo: almeno, forse, si spera), ma ha preso pure un’espressione perennemente corrucciata, labbra perennemente serrate, sguardo perennemente pensoso. Un po’ troppo signorina Rottenmeier – bacchettante, a volte a ragione; a volte, però, meno a ragione, con eccessiva permalosità. Perché qualunque cosa possano pensare i suoi critici, la presidente Boldrini ha non solo senso delle istituzioni, non solo senso della funzione, ma anche, comprensibilmente, senso della propria persona. Che pare, s’intuisce, si percepisce, niente di meno dalla sorte e dalla politica poteva attendersi. Così la presidente ha il vezzo di un curioso intercalare, quando deve rispondere a critiche nei suoi confronti, soprattutto a opera dei grillini – attacchi che a volte non mancano di volgarità né di gratuità: “Io ho una storia che parla per me” (a marzo); “Ho una storia di sostanza, non decorativa” (a ottobre). Un po’ come cantarsela e suonarsela da soli. Ci sono sempre di quelli che, davanti a un’obiezione, innalzano la loro storia come un “in hoc signo” costantiniano: “Parla per me”. A volte dice, questa storia, ma a volte tace. E la buona intenzione si potrebbe persino scambiare per inopportuna megalomania. Churchill e Madre Teresa e Iotti (pescando a caso) avevano una storia. Che appunto parlava per loro. Perciò, saggiamente tacevano. Anche per non farsi inelegante eco.